Cos’è il ”Brain Hacking”? Se possiedi uno smartphone hai il diritto di saperlo…

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Molti ricercatori e scienziati sostengono che l’uomo non riesca a sfruttare appieno le potenzialità del proprio cervello. Ecco come la tecnologia potrà aiutare

Immaginate un giorno nel quale potrete scorrere tra le vostre idee e i vostri ricordi esattamente come vi capita di fare oggi con la bacheca dei vari Facebook, Twitter e Instagram. O quel momento nel quale per imparare una nuova lingua sarà sufficiente premere attivare un chip sottopelle che, a sua volta, attiverà un chip impiantato direttamente nel vostro cervello e vi trasformerà in traduttore istantaneo poliglotta. Uno scenario da film di fantascienza, verrebbe da pensare di primo acchito, ma che potrebbe diventare realtà prima di quanto si pensi.

Il biohacking, infatti, ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, garantendo un’integrazione sempre migliore tra organi e altre parti del corpo umano con chip e processori vari. E se finora i cyborg si erano tenuti a debita distanza dal cervello, ritenendo ancora troppo rischiosi e delicati interventi di tale genere, sembra che anche quest’ultima “barriera” stia per cadere. Il cosiddetto brain hacking (letteralmente “hackeraggio del cervello”) promette di potenello e aumentarne le funzionalità grazie a chip e “inserti” hi-tech di varia natura.

 

Brain hacking

 

Un campo di ricerca solo apparentemente di importanza secondaria. Elon Musk, papà di Tesla, SpaceX e Hyperloop (tra le varie cose) ha detto di esser sicuro della cyborgificazione degli uomini, con un’integrazione sempre più stretta tra intelligenza biologica e intelligenza artificiale. Anche DARPA, il laboratorio di ricerca e sviluppo dell’esercito statunitense, è in prima fila in questa sorta di corsa verso la singolarità. Ma né DARPA né Musk sono soli. Anzi?

Neuralink

Per molti si tratta dell’ennesima startup futuristica (fantascientifica?) lanciata da Elon Musk. Per l’imprenditore statunitense, invece, si tratta del modo più rapido per arrivare a impiantare dei chip di silicio nel cervello delle persone. Grazie a Neuralink, sostiene Musk, le persone potranno mettersi in contatto tra di loro e comunicare semplicemente inviando i propri pensieri da un individuo all’altro. Niente più computer, smartphone e telefoni vari: se tutto ciò dovesse divenire realtà, anche lo stesso linguaggio potrebbe diventare superfluo.

RAM sensor

 

Recupero della memoria

 

I laboratori del DARPA, invece, sono al lavoro su un chip – chiamato Sensor – che agisca sui neuroni danneggiati e permetta alle persone di recuperare memoria e ricordi (anche complessi) andati persi a causa di traumi di varia natura.

Kernel

Gli appassionati di Black Mirror, fortunata serie co-prodotta da Netflix e BBC, troveranno il progetto Kernel piuttosto familiare. Questa startup, infatti, vorrebbe produrre un dispositivo – una sorta di hard disk esterno – nel quale le persone potrebbero archiviare pensieri e ricordi e richiamarli istantaneamente ogni qualvolta che ne dovessero aver bisogno. Al momento la società è stata finanziata con 100 milioni di dollari e promette di presentare ben presto i primi risultati.

Neurable

 

Neurable

 

Che la realtà virtuale e la realtà aumentata stiano ancora muovendo i primi passi di un lungo percorso di sviluppo e crescita è opinione comune. Neurable prova a velocizzare questo cammino mettendo a disposizione una piattaforma software capace di tradurre le onde cerebrali delle persone in movimenti e azioni all’interno dei mondi virtuali creati dalle due tecnologie citate in precedenza. In questo modo l’utilizzo di qualunque periferica VR sarà assolutamente superfluo, rendendo ancora più “umana” e reale ogni esperienza vissuta nel mondo virtuale.

Muse

 

 

Chi l’ha detto che per influenzare il cervello e le sue performance siano necessari pericolosi interventi chirurgici e chip impiantati tra i neuroni. Muse è una banda smart che, una volta indossata attorno al proprio cranio, stimolerà il nostro cerebro così da ridurre lo stress e migliorare lo stato di salute generale della persona. I progressi registrati sessione dopo sessione sono poi registrati sull’app per smartphone o tablet, così da poter monitorare sempre il percorso di purificazione fatto nel corso del tempo.

Thync

 

 

Similmente a Muse, Thync sfrutta l’elettrostimolazione per alterare lo stato del cervello e aiutarci a scaricare stress e ansia senza esser costretti a ricorrere a medicine varie. Tutto quello che si deve fare è posizionare il dispositivo triangolare alla base del cranio (o sulla fronte, ma in questo caso diventa piuttosto evidente) e lasciare che Thync faccia il proprio lavoro. Utilizzando microscariche elettriche, questo device per la mindfullness aiuterà a recuperare l’equilibrio psicofisico e migliorare la salute di chi lo indossa.

Emotiv

La capacità di controllare oggetti e persone tramite il pensiero è uno dei temi portanti di molti filoni (e film) fantascientifici. Con Emotiv tutto questo sarà presto possibile. Questo caschetto dotato di sensori – di fatto un EEG portatile che traccia e analizza le onde cerebrali di chi lo indossa – consente di inviare dei comandi telepatici a dei particolari dispositivi connessi (come degli elettrodomestici ad hoc, ad esempio) e poter così vedere che i propri pensieri prendono forma.

Halo

 

Secondo molti, stimolando adeguatamente il cervello, l’uomo sarà in grado di superare molti dei suoi limiti fisici (o, per lo meno, quelli che al momento ci sembrano limiti). La startup Halo Neuroscience è convinta di questa asserzione e prova a mostrarne la veridicità con il suo headset (molto simile a delle cuffie audio): utilizzando particolari luci LED, il dispositivo stimola la corteccia motoria del cervello e migliora coordinazione e movimenti del corpo. Primo passo, secondo i tecnici di Halo, verso il miglioramento delle prestazioni fisiche degli atleti, anche professionisti.

Droni controllati con la mente

Se Emotiv promette di far controllare piccoli elettrodomestici con la forza del pensiero, alcuni ricercatori dell’Università della Florida sono riusciti a far decollare e controllare in volo un piccolo drone inviando semplici comandi mentali. Anche in questo caso è stato utilizzato un encefalogramma (EEG) portatile, capace di tradurre i pensieri di chi lo indossa in azioni concrete.

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